Le luci della centrale elettrica

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Questo Rino Gaetano noir è una delle cose più belle apparse ultimamente nel panorama musicale italiano(non è un caso che abbia gia diviso il palco con gente del calibro di Moltheni e Tre Allegri Ragazzi Morti). Decadente come un Baudelaire di Ferrara, fa sua la poetica della sofferenza e dell’esigenza di raccontare la propia provincia meccanica, quella dei camerieri e degli operai. Dolori prima sussurrati e poi urlati con un’urgenza punk, (sarà la prima volta che non andrò a votare, sarà la prima volta che non andrò a puttane) è un verso capolavoro, canzoni come “La gigantesca scritta COOP” o “Fare i camerieri” sono lucidi atti di odio/amore per la propia esistenza. Il cielo è nero sopra di noi e nulla sembra poterci salvare, se non le 8 tracce di questo “luminoso” album. Se credevate che di Lindo Ferretti non ne potessero esistere più, beh vi siete sbagliati. Se credevate che Rino Gaetano non potesse essere mai avvicinato ai CCCP, beh provate ad ascoltare le canzoni di “Vlad” Brondi e vi ricrederete. Metterà in dubbio tutte le vostre certezze con l’aiuto della sola chitarra acustica e della sua voce ruvida e schietta. Qui non si parla del primo amore o del gravido odio per il mondo, qui si parla di COOP, della Fiat e di madonne anoressiche. Ora che sapete, andate e diffondetene il verbo.

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