Pukkelpop 2007 – L’inizio della fine

Come si descrivono 3 giorni di fuoco e fiamme? Non saprei propio, ma almeno ci provo, dividendo il mio racconto come in un romanzo a puntate. Tralascio l’ epopea campeggio e mi concentro solo sui concerti, che sono poi la parte fondamentale del festival. Il primo giorno arrivo tardi alla performance di Nid&Sancy duo belga dedito ad un elettro niente male; poi è la volta dei Silversun Pickups, con un live che pero’ mi lascia con l’amaro in bocca e mi annoia. Passo allora al boiler, questo capanno dei suoni elettro e techno per ascoltare Deetron che dopo un inizio stentato e con qualche errore nel mixaggio, è fautore di un piacevole suono minimalista con inserti di deep/house. Dopo è il turno dei Bon Do Role, trio brasiliano tanto vicino alle CSS, non solo in ternini di suono, che grazie ai ritmi samba/elettro crea un simpatico clima da festa; si aprono le danze, che continuano di li a poco con la performance esplosiva e trascinante dei Gogol Bordello, con il loro gipsy/punk e un Eugene Hütz in forma smagliante. Arrivo al marquee stage ed assisto al live dai The Cribs, infuocato e con puro spirito rock’n’roll, anche se con qualche problemino audio. Arriva così il primo live che attendevo con ardore massimo nella giornata, i Liars, il loro live è eccezionale, il cantante è uno showman nato, che trova il tempo di prendere in giro Iggy pop, tra un brano e l’altro di un live memorabile che ci traghetterà diritti all’inferno. Rimango invece deluso da Sebastian, che realizza un dj set non esattamente memorabile, con una selezione di brani da festa delle medie, tra amici sfigati; molto meglio Zombie Nation che ha suoni moto più freschi e nuovi, ed un live molto più elettrizzante. Dopo un breve riposo(in cui riesco a perdermi gli Editors), preso dalla voglia di rilassarmi ascolto con piacevole sorpresa il live di Just Jack, che tira fuori un set brioso e avvolgente, di base hip-hop, passando dal reggae, al funk, grazie alla bravura dei suoi musicisti. Arrivo così ad ascoltare Riton che ha appena iniziato, e mi ritrovo immerso in una danza tribale fatta di pura energia, bassi acidissimi che friggono come delle french chips, pompa il suono su ritmi minimal/tech per poi chiudere con un pezzo di sano e puro hip/hop; semplicemente geniale. Solo pochi secondi di Fall out boy me li fanno odiare come pochi, gruppo emo/punk con pretese da duri, non sono latro che un gruppo per ragazzini. Arriva il turno del “signore” del rock’n’roll, Iggy Pop e le parole non contano più nulla, sembra ungiovincello di vent’anni(come se l’eroina non l’avesse neanche mai vista), invita i fan a salire sul palco e sciorina brani da fun house con una visceralità inaudita. Seguono a ruota gli statunitensi Battles, come sempre imperiosi, capaci di caricarti di andrenalina per poi narcotizzarti; prendono il loro ultimo album Mirrored, lo buttano nel cestino e lo ricompongono da capo destrutturandolo e facendone qualcosa di “inaudito”. Dopo due live del genere, chiunque passerebbe per brocco, figurarsi gli “insipidi” Kaiser Chief, che appaiono come la copia sbiadita dei giovani e belli, iperattivi che si intravedono nei loro video; decido allora di stendermi sul prato e riposarmi visto quello che mi attende. Sono le 23.50 e con cinque minuti di ritardo salgono sul palco due ragazzetti tedeschi che si celano dietro il moniker di Digitalism. Il loro è un live “spaziale”, fatto di luci verdi e suoni acidi, una navicella in continuo movimento, che non lascia un attimo di tregua, sudore e passione giovanile, ormone libero; uno dei live più belli della tre giorni. Scappo per andare a sentire i Basament Jaxx, lo “spettacolo” è gia iniziato, suoni di trombe, tre vocalist colored e un rapper si alternano sul palco, x un set non propiamente “di fuoco” che mi lascia un tantino di amaro in bocca, addolcito dal botto finale di Good Luck/Kish Kash; in generale però un live dai toni troppo soul, con un’ acustica non eccelsa che ne limita la riuscita. Essere vivo alla fine di questa prima giornata è gia tanto, ma il pensiero corre di gia al domani, immaginando cosa ci aspetta.

Continua…

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