Pukkelpop 2007 – Interludio

Le notti fredde nella mia piccola tenda le dimentichero’ difficilmente, vista la comodità del suolo di Hasselt. Questo inizio serve ad esprimere la mia “freschezza” mattutina  non appena esco dal mio nido. Inizio con i Reverend & the Makers, pura casualità visto che ero li per gli Shitdico che pero’ danno forfeit, ma va bene. Il gruppo guidato da un istrionico frontman, è fautore di un suono tra International Noise Conspiracy e Kasabian, con l’aggiunta di ritmi in levare e synth su ritmi rock’n’roll. Esco felice comunque e tra un riposino e una birra, arrivo in tempo per godermi gli ultimi fremiti del live sprpresa dell’edizione, il set di Milanese è fatto di grandi groove, ritmi funky e hip/hop, sporcati da un’elettronica rumorosissima. Big beat danzereccio, fuso con breakbeat e dub step. Spaziale. Mi deludono invece Matthew Dear e la “vicina” Uffie, con delle prestazioni senza mordente. C’è invece chi non delude affatto come MSTRKRFT, il duo canadese esploso con la Kitsunè, dedicatosi a milioni di remix di gente come Justice e Bloc Party (tanto per citarne due), fa letteralmente esplodere il boiler room, con la loro elettricità disarmante; una vera e propia bomba elettro/techno. Chi invece mi sorprende piacevolmente sono le CSS; il combo brasiliano mi viene presentato come pessimo dal vivo, come gente che non sa neanche tenere i propi strumenti in mano e invece mi lascia piacevolmente colpito, per la tenuta del palco e un live arioso; suonano discretamente e coinvolgono il pubblico con la loro semplicità e allegria. I The Hives sono il solito colpo di pistola punk’n’roll, con Pelle in formissima. Scatenati, si lamentano per la posizione in cartello e non hanno tutti i torti. Mi tocca poi correre come un dannato per non perdermi gli ultimi dieci minuti del dubber Skream, ragazzone con la faccia da bambino e amante del dub con bassi talmenti potenti da colpirti allo stomaco, suoni caldi fino alla sudorazione (reale) e conclusione dub’n’bass ad alta velocità. James Holden riesce invece nel suo live ad apportare il giusto mix tra i beat grossi e l’emozionalità propia delle sue produzioni (vedi Nathan Fake). Criss Cornell è un evento giusto per i fedelissimi ( non era meglio metterci i The Hives), visto che non si rinnova e dal vivo si aggrappa a vecchie hit; forse è ora di pensare alla famiglia. Dopo una sospirata doccia e un attimo di riposo, arriva il live che più di tutti attendevo nella giornata, quello di Apparat; si presenta con batterista e tastierista/cantante al seguito, mentre lui gioca con i suoni e si prodiga in suoni chitarristici; il risultato è affascinante, un live che ricorda le sonorità care a Lali Puna e Broken Social Scene, creano un’atmosfera dolce e fiabesca, sono emozioni pure quelle che si provano ascoltando il loro live onirico; sono liquidi accompagnano l’ascoltatore verso territori sonici ancora inesplorati, decomponendo i brani di “Walls” per farne brani da favola. Arriva l’ora dei Groove Armada, e se i Digitalism sono una navicella, loro sono uno shuttle, che inonda l’aria di ritmi elettro/reggae e funky/house, sono divertimento puro che irradia di luci multicolore gli astanti, niente pause o tregue, solo danze. Arriva cos’ l’avvenimento della manifestazione, il live degli Smashing Pumpkins; a dire il vero non mi entusuasmano le band che si lasciano e poi riprendono troppo facilmente, e parto con qualche preconcetto, sfatato subito da un impatto vigoroso della band, Corgan appare in grande forma e le “zucche” suonano uniti e compatti.Brani come Zero, Ballet with the butterfly wings hanno un aggrassivita enorme e denotano un giusto cambiamento, un’emozione forte si accusa quando parte Heavy metal machine, ma poi sopraggiunge la noia, la foga si placa e io decido di andare a vedere i “sopravvissuti” Turbonegro. Dopo una vita di eccessi (e un coma) sono ancora lì con le loro giubbe di pelle, con Hanke von Helvete ancora sull’onda nonostante i chili di troppo e le malattie; sono sempre esageratamente glam, affiatatissimi e coesi, tra loro e con il pubblico; peccato che i volumi siano troppo bassi, per non “disturbare” chi suona dietro, gli intoccabili headliner. Anche la seconda giornata finisce per stremarmi , ma faccio appena in tempo per ascoltare pochi minuti del duo Liebing/Speedy j, che nel progetto Collabs 3000 mettono suoni troppo palleggiati e lontani dai suoni duri di una volta. Si fanno quasi le 3.00 ed è ora di andare a dormire.

Continua…

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